Berta

Fågeln i mig flyger vart den vill è questo il titolo in svedese dell’albo di cui vi parlerò oggi e che può essere tradotto letteralmente come “L’uccellino che è in me spiega le ali e vola dove vuole.

Volare.  

L’uomo ha da sempre osservato con ammirazione (e forse un po’ di invidia) gli uccelli. Già nella mitologia greca questo sentimento era stato rappresentato nel mito di Icaro. Negli anni l’uomo ha cercato in tutti i modi di replicare le loro ali e raggiungere così il cielo. Oggi è vero l’uomo vola, ma forse ciò che gli piacerebbe più di ogni altra cosa sarebbe avere le ali, simbolo e metafora del desiderio della voglia di vivere.

Le ali di Berta

di Sara Lundberg, Traduzione di Maria Valeria D’Avino, Orecchio Acerbo 2021.

Sara Lundberg, artista multiforme e poliedrica, è di origine svedese ma ha compiuto i suoi studi negli USA dove ha lentamente affinato la sua arte. Ha spaziato negli anni dalla pittura al cinema.  Con il video “Cords. Hear us and have mercy” del 2008 ha vinto il premio Kolla nella categoria Immagini in movimento. Contemporaneamente ha conseguito il diploma anche all’Accademia di Stoccolma, e da questo momento in poi si è dedicata quasi del tutto all’illustrazione.

Fågeln i mig flyger vart den vill har utsetts till förra årets bästa bilderbok och får priset Snöbollen. Foto: Ola Kjelbye

“Le ali di Berta” è un progetto sui cui l’illustrastrice ha lavorato per oltre due anni e che le ha fatto vincere nel 2017 il premio August e Snöbollen come miglior libro svedese per bambini dell’anno. Il libro è stato originariamente pubblicato in Svezia da Mirando Bok, mentre oggi possiamo apprezzarlo in Italia, nella traduzione di Maria Valeria D’Avino, grazie ad Orecchio Acerbo, editore sensibile e attento.

Ma entriamo nel vivo di questo splendido libro che ho molto amato sin dalla copertina e dalla scelta anche grafica del titolo di cui dopo vi dirò.

La storia

Siamo negli anni venti del Novecento e anche nella emancipatissima Svezia il destino delle bambine era già segnato sin dalla nascita. Berta nasce in una famiglia di contadini e cresce nella fattoria in cui si dedica, assieme alle sorelle, alla cura del bestiame e del fratellino più piccolo. Ma a Berta piace disegnare e così nel suo cuore lentamente germoglia un sogno: diventare un’artista. Ma anche in Svezia, in quegli anni, per una bambina era impensabile sognare di volare in alto, coltivare i propri sogni. E infatti suo padre la osteggia sin da subito, il suo destino era già segnato. Come da tradizione Berta avrebbe sposato qualcuno del villaggio e si sarebbe presa cura della casa e della famiglia.

Ma Berta proprio non ci sta.

Berta ama disegnare e lo fa appena può. Al pascolo. A scuola. Ma anche qui questa sua grande passione non viene compresa nè dal maestro nè dagli amici che anzi la irridono continuamente chiamandola Berta Bertuccia.

Sua madre è l’unica che sa guardarle nel cuore. Ed è proprio alla mamma, malata di tubercolosi, che Berta dedica e regala la maggior parte dei suoi disegni e per la quale modella uccellini in argilla che raccoglie fresca dalle sponde del fiume. Berta in cuor suo sperava che la bellezza e la gioia che le suscitavano potessero guarirla.

le ali di berta, di Sara Lundberg, Traduzione di Maria Valeria D’Avino, Orecchio Acerbo 2021.

In questa fase della sua vita ci sono solo due persone che credono in lei e nel suo talento, la mamma e il dottore che ha in cura tutta la famiglia. Il dottore è l’unica persona con cui la mamma parla della bellezza dei disegni di Berta. Ma purtroppo la mamma ben presto muore, lasciando Berta sola e disperata. Ora una delle due persone che più credeva in lei non c’era più e così pian piano la fiducia che lei aveva in se stessa e nei suoi sogni comincia a vacillare, tanto che, nel riordinare la stanza della mamma, Berta decide di cestinare tutti i disegni che nel tempo le aveva regalato e che facevano da cornice al letto. Li trova improvvisamente brutti e infantili. Disegni che però di nascosto qualcuno recupererà.

LE ALI DI BERTA, DI SARA LUNDBERG, TRADUZIONE DI MARIA VALERIA D’AVINO, ORECCHIO ACERBO 2021.

Tutto sembra ormai deciso. Ma ad un tratto qualcosa cambia. La fiducia e il coraggio che la mamma e il dottore le avevano instillato cominciano nuovamente ad affiorare. Così un giorno, mentre è a casa da sola e deve cucinare il pranzo per il padre e per gli altri contadini che presto torneranno affamati dal lavoro nei campi, Berta decide. Decide che quella minestra brucerà mentre lei si accomoderà sulla sedia e prenderà quel libro in mano.

Quando il padre torna a casa urla e strepita. Berta scappa, non vuol morire. E così un giorno torna sulle rive del fiume, raccoglie nuovamente dell’argilla fresca e modella uno dei suoi uccellini. Ma questa volta tutto è diverso.

E all’improvviso: un tremito sul palmo. Il cuore di un uccellino che si mette a battere. Ali che cercano di liberarsi. Ho paura di stringerlo troppo, perciò apro le mani…

E lui prende il volo!

E anche Berta spiccherà il suo volo.

Berta Hansson

Quella che Sara Lundberg ha deciso di raccontarci è la vera storia di Berta Hansson, pittrice e scultrice svedese. Un libro che nasce dalla profonda gratitudine che l’autrice sente di provare per tutte quelle artiste, a volte dimenticate, che tanto hanno lottato per affermare se stesse. E Berta Hansson, non nota a molti, è una di queste donne. Sara Lundberg in qualche modo comprende che se la piccola Berta non avesse avuto il coraggio di ribellarsi ad un destino già segnato, probabilmente, neanche lei oggi avrebbe potuto diventare quella che è, scegliere il proprio lavoro e assecondare le sue passioni.

Nella versione originale, come già detto all’inizio, il titolo è diverso e sicuramente molto più significativo. Tuttavia, la scelta degli editori italiani è comprensibile. Quel titolo tradotto letteralmente avrebbe potuto esporre il fianco a ironie inopportune. Possiamo dire che è stato un gesto di cura e attenzione verso il libro, verso una storia commevente che certo non avrebbe meritato neanche per un istante di essere oggetto di derisione. La scelta di Fausta Orecchio la ritengo vincente nella versione italiana, anche per l’espediente grafico. Nel titolo infatti troviamo accostate sapientemente due parole molto importanti, due parole chiave di tutta la narrazione: la parola ali, molto significativa per Berta sia da un punto di vista metaforico sia per via degli uccellini che soleva modellare con l’argilla, e la parola libertà che si legge in tralice tra le parole ALI e BERTA.

Una galleria d’arte

E se gli albi illustrati spesso vengono definiti come la prima galleria d’arte che un bambino visita, quello di Sara Lundberg lo è senza ombra di dubbio. Un progetto maestoso di circa 130 pagine, che l’autrice ha desiderato illustrare ad una ad una, utilizzando tecniche tutte diverse tra loro. La stessa illustratrice ci racconta di aver usato il realismo per creare il personaggio di Berta. Desiderava che emergesse in quei tratti la sensazione di umanità, di vulnerabilità, della vita che pulsa, del sangue che scorre nelle vene. In altre tavole, invece, spazia dall’acquerello, al collage, alla pittura spessa, utilizzandole con disinvoltura e spontaneità. L’obiettivo? Rendere l’imperfezione. Tutte le illustrazioni dovevano essere diverse affinché emergesse la peculiarità di ciascuna e quindi la complessità della storia che è metafora della complessità dell’umanità.

La creazione

Una storia quella raccontata che non è solo la storia della vita di Berta, ma si fa anche storia dell’atto creativo. Non potevo non rivolgere la mia attenzione ad un dettaglio che tanto mi ha colpito nel corso della lettura. Lo zio di Berta era un pittore e un giorno le regalò un’immagine che riproduceva l’affresco di Michelangelo “La Creazione di Adamo”. Un’immagine che Berta osserva spesso e con grande attenzione.

LE ALI DI BERTA, DI SARA LUNDBERG, TRADUZIONE DI MARIA VALERIA D’AVINO, ORECCHIO ACERBO 2021.

Berta riflette su quella immagine, sulle mani che si sfiorano e divengono il fulcro della creazione. Riflette sulla magia delle sue stesse mani e su come riescono a realizzare i suoi pensieri. Le sue mani che possono creare disegni e sculture dall’argilla. E Sara Lundberg per aiutarci ad entrare nei pensieri di Berta utilizza delle soggettive.

L’illustratrice mentre per il testo utilizza una focalizzazione interna, è infatti Berta che narra la sua storia, per le illustrazioni l’autrice sceglie di porre il lettore all’esterno. E solo quando Berta è intenta nel suo atto creativo cambia la focalizzazione, diventa interna, con l’effetto di lasciare che il lettore si immedesimi profondamente nella piccola protagonista. Lo stesso accade quando Berta decide di lasciar bruciare la zuppa di piselli. L’illustratrice anche in quel caso decide di lasciare che il lettore si immerga nei suoi pensieri.

Una storia universale

Un omaggio ad una delle più importanti pittrici svedesi, Berta Hansson, che solo nel 1943 riuscì a esporre per la prima volta i suoi quadri. Una storia in cui ognuno di noi può immedesimarsi. La circostanza poi di avere un “destino” già fissato è un sentimento che sopratutto noi donne siamo in grado di riconoscere, perché a volte vissuto sulla nostra stessa pelle nella quotidianità. Anche oggi. Una storia universale che può arrivare a tutte e a tutti. Sempre. A ogni età.

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Mariapia Basile è fondatrice di Firmino, sito specializzato sui temi dell'educazione alla lettura e della segnalazione di tutto quello che di nuovo c'è nel panorama editoriale della letteratura per l'infanzia e l'adolescenza. Avvocato e insegnante di sostegno nella scuola superiore di secondo grado, appassionata di letteratura giovanile, realizza incontri e corsi rivolti a genitori, educatori, insegnanti.
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