Una balena in spiaggia

Una balena in spiaggia

Il periodo estivo mi ha concesso quel tempo lento indispensabile per recuperare tutte le letture che sono andate irrimediabilmente perse durante l’anno scolastico. I mesi estivi sono una grande opportunità per leggere, leggere, leggere e programmare il prossimo anno dei gruppi di lettura.

Tra i libri che facevano bella mostra di sé sul mio comodino c’era il romanzo di cui sto per parlarvi. Ho iniziato a leggerlo senza aver letto alcunché della trama e devo dire che mi sono lasciata sorprendere sia dalla capacità del libro di farsi leggere – una scrittura davvero scorrevole e piacevole – sia dai tanti livelli di lettura e dalle tante tematiche che lo scrittore riesce a intrecciare, dando valore a ciascuna.

Una balena in spiaggia è un romanzo scritto da Vinko Möderndorfer, pubblicato da Besa Muci nella collana Rendez-Vous, nella traduzione di Lucia Gaja Scuderi.

Il libro fa parte della letteratura slovena e ho trovato molto interessante la primissima pagina in cui l’editore, rivolgendosi direttamente al lettore/lettrice, prova a dare qualche indicazione sulla pronuncia dei nomi e degli altri termini stranieri presenti nella narrazione.

Vogliamo aiutarti a entrare un po’ in questa lingua, lo sloveno, e in queste parole, perchè siamo convinti che in questo modo tu potrai davvero varcare un confine, entrare in nuovo mondo, essere parte di una nuova storia.

Protagonista indiscussa e voce narrante della storia è Nika, una ragazza di quasi tredici anni che sorprende per ironia e intelligenza. Dopo il trasferimento dalla Francia e il ritorno in Slovenia, Nika si trova nella condizione di dover ricominciare. Nuova scuola, nuovi amici. Ma questo non sembra essere all’inizio un problema, perché Nika è bravissima a scuola, aiuta tutta la classe durante le verifiche e riesce a catturare l’ammirazione dei suoi compagni e delle sue compagne. E poi ci sono le altre attività: pianoforte, yoga, scherma, spagnolo. Una vita ricca di attività. La vita di una ragazza talentuosa che sembra non sbagliare un colpo e a cui riesce tutto in maniera semplice.

Però. Eh sì, perchè in questa vita specchiata si innesta un però.

La casa di Nika è un territorio inaccessibile a chiunque. Nika cerca di proteggere un segreto che riguarda tutta la sua famiglia. Stanchi di quel muro, Aleks, Barbi, Petra e Matevž si spingono oltre il limite: le bussano alla porta senza preavviso. È in quel momento che il castello di carte crolla. La perfezione di Nika non era che un’armatura per proteggere se stessa e la propria famiglia dagli sguardi altrui, nel tentativo di nascondere quella “balena in spiaggia” — ingombrante, fragile e spaesata — che è la diversità entrata un giorno nella loro quotidianità.

Igor, la disabilità e il peso del silenzio: quando nascondere fa più male che condividere

Mio fratello è mongolo. Beh, ovviamente non nel senso che è della Mongolia. Una volta li chiamavano così. I mongoloidi. Papà mi ha detto che li chiamavano in questo brutto modo per via del loro aspetto esteriore. Si immaginavano che gli abitanti della Mongolia fossero così. La gente non ne sapeva molto della sindrome di Down e aveva paura di tutto ciò che era diverso. Oggi nessuno più li chiama così. Sì, mio fratello ha la sindrome di Down.

Con l’arrivo di Igor, il romanzo apre uno squarcio profondo e di rara lucidità sul vissuto emotivo che gravita attorno alla disabilità.

Nika continua la sua narrazione aprendo il suo cuore al lettore e descrivendo dettagliatamente tutto ciò che ha visto, vissuto e provato nel profondo da quando Igor è nato. Finchè sono stati piccoli, per Nika Igor era solo un neonato che “sorrideva di continuo”.

Quando poi ho cominciato ad andare a scuola, anno dopo anno, mi sono resa conto che lui era diverso. Molto diverso.

Ciò che Nika nota nel tempo è soprattutto il cambiamento di sua madre. A mano a mano che Igor cresceva, la mamma diventava sempre più seria, sempre più triste. Ha smesso di lavorare e ha iniziato a vestirsi solo di nero. Voleva stare a casa, ma non con Igor. Difatti, quando vivevano in Francia, Igor ha trascorso diverso tempo in un istituto specializzato — in “un mondo di soli Igor”, come lo definisce Nika con disarmante ed empatica chiarezza.

Agli occhi di Nika la famiglia iniziava lentamente a trasformarsi. Niente più abbracci nel lettone, niente più risate. Solo tanta infelicità. E poi il trasferimento dalla Francia alla Slovenia. Così Nika, senza la possibilità di alcun confronto con i genitori, matura dentro di sé l’idea di dover essere lei la figlia perfetta, la ragazza dai tanti talenti.

Questo peso emotivo, rimasto latente e irrisolto nel suo animo, la trascina verso sentimenti di rabbia nei confronti di quel fratello così diverso di cui lei — ebbene sì — si vergogna. E Nika non lo lascia solo intendere: lo dimostra con i fatti e con le parole, a volte anche molto dure.

Tutto questo fino all’epilogo, che la porterà a scoprire quel mondo di “balene gialle” che tanto piacciono a suo fratello Igor.

Ciò che emerge con forza nel romanzo è la trappola del silenzio e l’incapacità di dar voce alla sofferenza per condividere apertamente i propri vissuti emotivi.

In casa di Nika nessuno ha mai parlato apertamente delle difficoltà, dei timori o della stanchezza. Nika non affronta solo l’ingresso di un fratello di cui sa poco o nulla, ma assiste al mutamento doloroso di una madre che porta addosso il peso invisibile di un dolore, un lutto non rielaborato. Quello del bambino sognato.

Il libro evidenzia quanto sia nociva questa forma di “protezione” imposta dai genitori: quando in famiglia si tace per timore di ferire, i figli finiscono per percepire comunque ogni tensione, traducendola in senso di colpa, ansia da prestazione o smarrimento. Per sostenere i siblings — ovvero i fratelli di persone con disabilità — non serve fingere che vada tutto bene né cancellare le emozioni negative: serve dare loro un nome, legittimare la fatica, la tristezza e perfino la rabbia, per poterle finalmente attraversare insieme.

Un libro brillante, toccante e pieno di energia, che esplora il peso delle aspettative a cui i giovani sentono di dover aderire, la complessità delle dinamiche con i genitori e la potenza dell’affetto tra fratelli. Un racconto sincero sul desiderio profondo di essere compresi per ciò che si è e sul fardello interiore che schiaccia gli adolescenti quando gli adulti faticano ad aprirsi a un ascolto autentico.

Lettura ad alta voce condivisa

Il romanzo si presta bene per la lettura ad alta voce condivisa, per gli snodi importanti che offre. Ecco, vi propongo alcuni esempi di domande stimolo da proporre alla classe durante la fase di socializzazione:


1. Entrare nei panni dei personaggi

Servono a far esplorare le motivazioni profonde, senza giudicare affrettatamente le azioni dei protagonisti.

  • “C’è un momento in cui un personaggio prende una decisione difficile: voi al suo posto avreste fatto la stessa scelta o vi sareste comportati diversamente?”
  • “Quale personaggio vi ha fatto arrabbiare o provare fastidio durante la lettura? Perché secondo voi ha agito in quel modo?”
  • “Se poteste fermare la storia per un istante e dare un consiglio al protagonista prima che compia un passo falso, cosa gli direste?”
  • “Avete notato dei ‘silenzi’ o delle cose non dette tra i personaggi? Cosa pensate che stessero davvero provando in quel momento?”

2. Dalla pagina alla vita reale

Ponti per far uscire la storia dal libro e farla risuonare con le esperienze vissute dai partecipanti.

  • “C’è stata una frase o una scena specifica che vi ha fatto pensare a qualcosa che avete vissuto o visto nella vostra vita quotidiana?”
  • Vi è mai capitato di sentirvi in una situazione simile a quella raccontata?”
  • “Se doveste associare una parola o un’emozione precisa al clima che si respirava in questa parte della storia, quale scegliereste?”

3. Forma, Stile e Scelte Narrative

  • “C’è un’immagine, un dettaglio o una metafora del testo che vi è rimasta impressa più di altre? Quale e perché?”
  • “Se doveste cambiare il punto di vista e far raccontare la stessa scena a un altro personaggio, come cambierebbe la storia?”

4. Oltre la pagina

Ideali per chiudere la sessione o introdurre la parte successiva del libro.

  • “Cosa pensate che accadrà adesso? Qual è il dettaglio che vi fa presagire questo sviluppo?”
  • “Se il libro finisse esattamente qui, con quale senso di sospeso o di incompiuto vi lascerebbe?”

Un piccolo consiglio di facilitazione

Ricorda al gruppo che non esistono risposte giuste o sbagliate. Spesso le discussioni più ricche nascono dalle risposte di chi ammette di aver provato fastidio, noia o rabbia verso un passaggio del testo.

Mariapia Basile è fondatrice di Firmino, un progetto che nasce con l'intento di promuovere l'educazione alla lettura, l'inclusione, l'accessibilità e di diffondere la pratica della lettura condivisa ad alta voce. Insegnante di sostegno nella scuola superiore di secondo grado, esperta di letteratura giovanile e in lettura ad alta voce realizza incontri e corsi rivolti a genitori, educatori, insegnanti.