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L’Opposto

L'Opposto

Un viaggio nel tempo attraverso gli anni novanta, attraverso quello che quegli anni hanno rappresentato per i ragazzi adolescenti dell’epoca. Ed io sono una di loro. Anche io vivevo in un paese di provincia. Le possibilità effettivamente non erano molte. C’era la scuola, ma dopo? C’erano le chiese, lo sport…oppure la strada e le compagnie non sempre raccomandabili. Erano gli anni in cui la droga, l’eroina e l’HIV erano temi di grande attualità che facevano tremare i genitori di allora.

Ma gli anni novanta furono soprattutto gli anni dello squadrone azzurro di Julio Velasco, campioni di tutto tranne che delle Olimpiadi. Non a caso, la prefazione del libro è firmata da Andrea Zorzi, soprannominato Zorro, l’opposto per antonomasia.

La pallavolo.

La pallavolo è sempre stata il mio più grande sogno. Ricordo i salti per strada con il pallone tra le mani e le schiacciate al grido “Attack!”. Nella nazionale maschile di pallavolo, il mio idolo era Andrea Giani il quale ha giocato da sempre come centrale, per poi negli anni sperimentare anche il ruolo di schiacciatore laterale e poi anche di opposto, proprio come il protagonista del romanzo di cui sto per parlarvi.

L’Opposto

di Mauro Scarpa, Read Red Road 2020, Illustrazioni di Riccardo Gola

Francesco è un ragazzo di 15 anni che vive in un paese della provincia di Lecce. Un dettaglio questo che ha avuto in me profonda eco essendo salentina d’adozione. Sfogliare le pagine, chiudere gli occhi e immaginare e riuscire a percepire in maniera distinta i colori, i profumi, le voci che fanno da sfondo alla narrazione ha aggiunto tante suggestioni alla lettura.

Come dicevo Francesco è un adolescente che vive in un piccolo paese di provincia e frequenta un istituto tecnico di cui non è molto soddisfatto, anche per il rapporto a volte difficile che ha instaurato con alcuni professori. Ma per fortuna c’è il suo grande amico Antonio, compagno, amico, confidente che lo incoraggia e lo sostiene. Il legame d’amicizia tra i due è forte e sincero e domina incontrastato per tutta la narrazione. Due persone molto diverse tra loro ma che sanno comprendersi a volte anche nel non detto.

Francesco e Antonio sono anche compagni di squadra, entrambi hanno la stessa passione. La pallavolo.

Il sogno di diventare campioni appartiene a molti adolescenti.

Ma per Francesco era qualcosa di più.

La palestra era il luogo che aveva scelto per stare bene.

E già perché Francesco viene raccontato nel pieno dei dissidi interni che la sua età gli pone. L’adolescenza, quel tempo dello sviluppo umano così unico e irripetibile, ma così ricco di disarmonie. L’autore riesce a descrivere con grande onestà e delicatezza tutte le grandi problematiche che ogni ragazzo vive in quegli anni, dall’immagine di sè, ai rapporti sentimentali, alle relazioni amicali, la scuola e il futuro incerto, ma che poi ognuno affronta con le proprie strategie di coping.

E Francesco sceglie la pallavolo. Il suo spazio di libertà.

Francesco, proprio come il suo idolo Zorzi, ricopre il ruolo di opposto. Durante il gioco, sul campo Francesco è determinato, schiaccia forte senza paura perché nella pallavolo all’opposto è concesso tutto. Anche di sbagliare. Ma al di fuori del campo di gioco la vita scorre diversamente. Non è facile crescere, ma soprattutto non è facile accettarsi quando tutto intorno a te ti dice che sei sbagliato.

E non è un caso se proprio nel momento in cui, chiuso nel bagno, Francesco stringe forte tra le mani una lametta, pronto a strisciarla sul polso, riceve la chiamata di Valentina, una lettrice di Super Volley che desiderava congratularsi con lui per lettera appassionata che era sta pubblicata sulla rivista. Forse Francesco non sarebbe andato fino in fondo, e ce lo dice lui stesso. Desiderava solo essere salvato.

È così bello quando stai tanto male da costringere gli altri ad accorgersi di te.

Ma Francesco era riuscito comunque a far in modo che ciò accadesse. Grazie ad una lettera. Grazie alla pallavolo. E sarà proprio questa sua grande passione a condurlo verso la via d’uscita che coinciderà anche, nel suo caso, con la consapevolezza e l’affermazione della sua omosessualità.

Francesco ha imparato la lezione. Non c’è nessuno che può fare alcune cose al posto tuo. Non c’è un destino avverso o un adulto sordo. Ci sono individui che hanno bisogno di qualcosa e possono muovere mani, culo e tutto ciò che serve per ottenerlo. Senza alibi, senza aspettare che il mondo diventi giusto per fare della giustizia la propria casa.

Un inno alla gioia e alla speranza

Adolescenza, amicizia, scuola, sport e poi ancora l’amore e l’omosessualità. Sono tutti questi gli ingredienti che Mauro Scarpa ha saputo dosare in questo bellissimo romanzo.

Certo non era un’impresa semplice, soprattutto non era semplice rendere l’idea di come l’omosessualità era vissuta in quegli anni. Per quanto ancora oggi sia difficile parlarne e fare coming out, negli anni novanta lo era cento volte di più. Erano gli anni in cui l’OMS aveva da poco cancellato l’omosessualità dalle malattie mentali, ma questa falsa credenza era ancora ben radicata nella pelle di tutti. E anche Francesco ahimè si percepirà come sbagliato e farà fatica ad accettarsi e comprendersi.

Ma quella di Francesco, come dice lo stesso autore, è soprattutto una storia di gioia e di speranza che ci racconta che alla fine si può vincere nella vita, come sul campo di gioco.

Mariapia Basile
Mariapia Basile è fondatrice di Firmino, sito specializzato sui temi dell'educazione alla lettura e della segnalazione di tutto quello che di nuovo c'è nel panorama editoriale della letteratura per l'infanzia e l'adolescenza. Avvocato e insegnante di sostegno nella scuola superiore di secondo grado, appassionata di letteratura giovanile, realizza incontri e corsi rivolti a genitori, educatori, insegnanti.